Presentazione del libro di A. Savorana VITA DI DON GIUSSANI

LOCANDINE ROVERETO - libro Giussani - bozza 17 11 14

 

il Centro Culturale Rebora
invita all’ l’incontro di presentazione del libro di Alberto Savorana
VITA DI DON GIUSSANI 

Giovedì 8 gennaio 2015 alle ore 20.30
Rovereto presso la Sala Filarmonica – Corso Rosmini , 87
interventi di:

Jesus Carrascosa del consiglio di Presidenza di Comunione e Liberazione.
Mario Cossali Pubblicista, critico d’arte e già vicesindaco di Rovereto
Coordina Marco Cova Comunione e Liberazione Rovereto

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REGOLE E LIBERTA’: IL RISCHIO DI EDUCARE

LuciaRizzi

La Scuola G. Veronesi e il Centro Culturale Rebora

Propongono: INCONTRO SULL’EDUCAZIONE

“REGOLE E LIBERTA’: IL RISCHIO DI EDUCARE“

Giovedì 10 aprile 2014 ad ore 20.30 presso la Sala della Filarmonica (c.so Rosmini)
Relatore dell’incontro sarà l’autrice del libro I Segreti delle Famiglie Felici
Lucia Rizzi

Pedagogista , scrittrice ed interprete del programma televisivo SOS TATA

Informazioni:
Segreteria Scuola Veronesi
Telefono 0464/434047
segreteria@scuolaveronesi.it
www.scuolaveronesi.it

dalla Stampa: Trentino Corriere delle  Alpi 12/4/2104

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Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook

limoni

 la Scuola G. Veronesi e il Centro Culturale Rebora
propongono una conferenza  dal titolo
“TECNOLOGIA E RAPPORTI UMANI NELL’ERA DI FACEBOOK
venerdì 28 febbraio ad ore 20.30 presso la Sala della Filarmonica (c.so Rosmini)
Relatore dell’incontro sarà l’autore del libro Il profumo dei limoni (ed Lindau):
Jonah Lynch
Rettore del Seminario della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo.

Informazioni:
Segreteria Scuola Veronesi
Telefono 0464/434047
segreteria@scuolaveronesi.it
www.scuolaveronesi.it

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I cento anni dei “Frammenti lirici” di Clemente Rebora

I cento anni dei “Frammenti lirici” di Clemente Rebora

(tratto da www.formiche.net)

I cento anni dei "Frammenti lirici" di Clemente Rebora

Un secolo fa, alla fine del giugno 1913, usciva in supplemento all’anticonformistica rivista letteraria “La Voce”, l’opera prima e più importante del poeta milanese Clemente Rebora (1885-1957), i “Frammenti lirici”. Il successo di questi versi intessuti di meditazione, che ispireranno Montale e Ungaretti e faranno pensare a T.S. Eliot, fu immediato. Ne emergeva l’immagine di un uomo incatenato, ma aperto alla Speranza: “Fra catene, libertà mi ride / e vien nell’ore mediocri l’eterno“, scriveva l’allora trentenne Rebora. Non è un caso che, poco dopo questo “exploit”, comincerà per questa grande anima inquieta un cammino di conversione alla Fede cattolica che la porterà nel 1929 a ricevere il sacramento della Cresima dalle mani dell’allora Cardinale arcivescovo di Milano, oggi Beato, Ildefonso Schuster (1880-1954).

DA GARIBALDI A CRISTO

Rebora era nato a Milano, nel 1885, da una laicissima famiglia di origine genovese, il cui padre, che aveva combattuto con Giuseppe Garibaldi a Mentana, si preoccupava costantemente di tenere il ragazzo lontano dall’esperienza religiosa educandolo agli ideali risorgimentali e socialisti, tanto in voga fra la borghesia ambrosiana del tempo. Dopo il liceo, il giovane frequentò la facoltà di medicina a Pavia, comprendendo però ben presto che non si trattava della sua strada. Passò quindi a Lettere, iscrivendosi all’accademia scientifico letteraria di Milano, presso la quale si laurea, intraprendendo con passione l’attività d’insegnante.

LA COLLABORAZIONE CON LA VOCE DI PREZZOLINI

Proprio con articoli di argomento pedagogico cominciò a collaborare alla rivista “La Voce”, fondata a Firenze nel 1908 da Giuseppe Prezzolini (1882-1982) ma, allo scoppio della prima guerra mondiale parte per il fronte del Carso, prima da sergente, poi da ufficiale. Ferito alla tempia dallo scoppio di un granata, ne rimane segnato per tutta la vita e, dopo questa esperienza traumatica, al ritorno alla vita civile si auto-impone un regime molto austero, arrivando persino a devolvere buona parte del suo stipendio a famiglie del popolo e poveri, questi ultimi spesso ospitandoli anche in casa. Nel 1922 pubblicava quindi “I canti anonimi“, nei quali continuava la scoperta dei valori dello Spirito. La sua poesia rispecchiava sempre più l’attesa di “Qualcuno” che, lentamente, cominciava a irrompere nella sua anima. “Sono un cane – scriveva – che fiuta il Divino“.

LA VOCAZIONE AL SACERDOZIO

Cominciò quindi a leggere Dante e Manzoni ma, solo il 1928 fu il suo vero anno di grazia, quello in cui arrivò a riconoscersi ormai alla soglia della Chiesa Cattolica: “Da 20 anni, ho provato tutte le vie, e le ho trovate tutte ingannevoli, all’infuori di quella indicata da Gesù e da Maria“, scrisse in una lettera. Nel marzo del 1930 incontrava i Padri Rosminiani, con i quali iniziava un ritiro di sei mesi a Stresa. Seguì il noviziato a Domodossola. Il 13 maggio 1933, emetteva i primi voti religiosi. Quindi gli studi teologici. Il 19 settembre 1936, il prof. Clemente Rebora era ordinato sacerdote di Cristo da Mons. Raffaele De Giuli (1884-1963), un pastore d’altri tempi che era allora vescovo della diocesi campana di Vallo di Lucania.

LA BIBBIA E IL CREATO

Nella maturità la sua poesia è sempre più affascinata dalla Bibbia, come risulta in particolare dal commento che scrisse al Salmo 104, recentemente citato anche dal presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, il card. Gianfranco Ravasi, nella sua relazione alla 35a Convocazione Nazionale del movimento cattolico “Rinnovamento nello Spirito Santo” (cfr. Il linguaggio dello Spirito, in agenzia Zenit, 2 maggio 2012). Rebora descrive in questo scritto il senso mistico di uno Spirito Divino che abbraccia tutto l’universo e la natura creata. Nella poesia, datata aprile 1953, egli si immagina davanti ad un ramoscello verdeggiante di mandorlo fiorito, vicino ad un fuscello d’erba e, invece di dire che la rugiada che vi si depone è “stillante”, con licenza scrive “stellante”, fondendo l’immagine della natura con quella cosmica e stellare del cielo. Ecco le sue parole: «Ramoscello primaverile, a roselline, in boccio, aperte, fra slanci leggiadri di foglioline, accanto a un tenue fuscello, stellante di candide trine, nel semplice incanto dell’essere, buona bellezza: o Spirito del Signore, che tutto abbracci, e ricrei la faccia della terra, amoroso lavoro il filo d’erba. Il filo d’erba dunque come amoroso lavoro di Dio». Tutto il reale è per Rebora un segno che rimanda ad altro, oltre sé, più in là. Tutto, insomma, è “analogia” che chiede di “tendere a”, ovvero di “ad-tendere”. Come nella mistica classica, il suo incontro con Dio accade al culmine di una lunga salita, dopo aver attraversato la notte oscura dello smarrimento, quando si vede schiacciato da nebbia e disperazione. A salvarlo dallo smarrimento era stato dapprima un richiamo, un indizio: la poesia e il creato.
Come ha scritto monsignor Antonio Livi, già decano della facoltà di Filosofia della Pontificia università lateranense, «Clemente Rebora era poeta prima del suo incontro con la fede cristiana, prima della sua conversione alla vita cristiana, prima della sua vocazione al sacerdozio; prima di tutto questo Rebora era stato un intellettuale, aveva combattuto sui campi di battaglia della prima guerra mondiale, aveva pubblicato le prime raccolte di poesie. La conversione religiosa non fu estranea alla sua personalità di poeta: ritengo anzi chela poesia fu per lui una vera e propria preparatio evangelica, come fu la filosofia platonica per san Giustino martire nel secondo secolo» (A. Livi, Introduzione,in A.a.V.v., La dimensione religiosa della poesia: Clemente Rebora, con un’Appendice col testo raro di Clemente Rebora “La letteratura italiana alla luce della Fede”, Società editrice Dante Alighieri, Roma 1994, p. 3).

LA DAMNATIO MEMORIAE

Alla critica laicista non è piaciuto il Rebora mistico, cattolico, e la sua poesia che si fà preghiera e parola “para-liturgica”. L’esaltazione del laico Rebora è andata quindi di pari passo con la “damnatio memoriae” della produzione poetica del Rebora sacerdote, considerandola meno valida della prima perché cristianamente ispirata. In realtà, il poeta milanese non è stato né il primo né l’ultimo a compiere, da letterato, un simile cammino, anzi. Ha riconosciuto la migliore critica contemporanea: «non è vero che non vi sia un Rebora poeta dopo il suo ingresso in convento. Nonostante che molti siano convinti che la stagione reboriana sia solo quella della poesia deiFrammenti lirici[…] Rebora ha goduto della rivalutazione da parte di Gianfranco Contini e Carlo Bo: la sua venne considerata alla fine come una delle più alte testimonianze della nuova poesia italiana di primo Novecento, una delle più importanti risposte alla magniloquenza dannunziana, ma anche proposta attiva di una lirica capace di leggere profondamente nei cuori in tempesta degli stürmer [espressione in lingua tedesca per dire “irruenti, teste calde”] vociani» (Marco Testi,Quando il conflitto è con sé stesso. Sulla poesia di Clemente Rebora, in Fili d’aquilone. Rivista online d’immagini, idee e PoesiaNumero 10, aprile/giugno 2008).

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Da papa Benedetto a papa Francesco

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Da papa Benedetto a papa Francesco

Incontro con Andrea Tornielli

Il Centro Culturale Rebora e l’Associazione Culturale Conventus, per la conclusione dell’Anno della Fede propongono l’incontro con il giornalista Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano “La Stampa” e del sito web “Vatican Insider”, che ha potuto seguire da vicino, in maniera molto precisa e sempre ben documentata, le recenti vicende della Chiesa, dalle inattese e profetiche dimissioni di Papa Ratzinger alla sorprendente elezione di Papa Francesco. Due avvenimenti che testimoniano come la Chiesa sia guidata dallo Spirito Santo e non da progetti umani.

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IL LINGUAGGIO DEL CINEMA – I GENERI

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Dopo gli incontri sul Cinema svolti nel 2012 intitolati:
Scolpire il tempo, lo specifico dell’arte cinematografica
Uno sguardo sulla realtà, la grammatica del cinema
Uno specchio della vita, analisi e valutazione di un film

il CENTRO CULTURALE REBORA

propone tre incontri che si svolgeranno alle ore 20.00
presso la Fondazione Caritro in piazza Rosmini, 5 a Rovereto.

venerdì 1 marzo   “La commedia americana”

venerdì 8 marzo   “I film di fantascienza”

venerdì 15 marzo “Il noir”

La proposta risponde all’esigenza di appropriarsi di strumenti adeguati per interpretare criticamente le forme espressive di questo mezzo di comunicazione così influente sulla mentalità e la cultura contemporanea.
Relatore
 sarà  anche quest’anno  Lucio Guizzo, docente esperto di cinema che svolge ogni anno laboratori di cinema per gli studenti liceali di Padova.

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Tu sei bellezza – DOCUMENTA Vol. 1 2000

Tu sei bellezzaDOCUMENTA Vol. 1 2000

ITACA

 

La Chiesa ha bisogno dell’arte. L’arte ha bisogno della Chiesa?

Il fascicolo, presentando la bellissima lettera di Giovanni Paolo II agli artisti, ricorda che “la bellezza non è ciò che piace, ma ciò che apre il cuore al bene e l’intelligenza al vero. Educare è sempre educare alla bellezza e si può trasmettere solo ciò che ogni giorno si cerca di seguire.”

Un’affermazione che vale la pena di approfondire!

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Dicono che è risorto – Vittorio Messori

Vittorio Messori

Dicono che è risorto

SEI

Il libro di Vittorio Messori sulla Resurrezione è un’inchiesta piena di nomi, di riferimenti, che immediatamente afferra il lettore e lo scaraventa davanti a quello che il cristianesimo è.

Messori torna da cronista al sepolcro, in compagnia di Pietro e Giovanni…

Che cosa vide Giovanni?… Qualcosa di impensabile, che superava la ragione, ma non era contro la ragione. Così, seguendolo, siamo portati sull’orlo del grande mistero di fronte al quale dobbiamo fermarci, se vogliamo che la nostra fede abbia un fondamento.

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Comunione e Liberazione – Massimo Camisasca

Massimo Camisasca

Comunione e Liberazione

Le origini (1954-1968)

San Paolo

Introduzione di Joseph Ratzinger 

Comunione e Liberazione, CL per i simpatizzanti, è ormai una presenza radicata nel campo della Chiesa, della politica, dell’economia, della società italiana, con ramificazioni in numerosi paesi di tutti i continenti. Il volume è molto di più di una semplice ricostruzione di fatti cronologicamente ordinati: si parte dalle vicende biografiche del fondatore, don Giussani, per allargare via via lo sguardo all’ambiente sociale e culturale del tempo. Il racconto è poi arricchito dalle testimonianze dei protagonisti di quegli anni, i ragazzi di Gioventù Studentesca, molti dei quali oggi occupano posti di rilievo.

Massimo Camisasca è un osservatore attento: egli ha vissuto l’esperienza del movimento e ha conosciuto le persone coinvolte nella sua storia passata e attuale; per questo il suo stile, oltre che dettagliato e preciso, è appassionato e convincente. “Egli ci ha consegnato un libro – scrive Joseph Ratzinger nell’introduzione – che non ci racconta solo un passato, ma ci pone di fronte alle domande essenziali dell’esistenza umane ci aiuta ad approfondire la risposta.”

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Corpi e anime – Maxence van der Meersch

Maxence van der Meersch

Corpi e anime

BUR

Il romanzo, ambientato in un ospedale mette in luce, attraverso l’intrecciarsi delle storie diverse dei protagonisti, la natura dell’uomo e le sue reazioni di fronte alla realtà del dolore ed al mistero della vita e della morte. Nel succedersi frenetico dei fatti, emergono bisogni e sentimenti, meschinità, ambiguità, ribellioni, ricerca del potere che spesso guidano il cammino degli uomini. L’autore non si ferma però allo scandalo del male, ma fa emergere la domanda che il destino dell’uomo, la risposta al suo bisogno, si manifesti.

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