Incontro con Enrico Craighero

Incontro 20 novembre 2015

La Scuola G. Veronesi e il Centro Culturale Rebora
Propongono un incontro dal titolo

“Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti” (Pablo Neruda)

Rovereto – Auditorium Brione – via S. Pellico, 16
Venerdì 20 novembre 2015, ore 20, 30
relatore Enrico Craighero genitore ed educatore

informazioni:
Segreteria Scuola Veronesi
Telefono 0464/434047
segreteria@scuolaveronesi.it
www.scuolaveronesi.it

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GLI SCIENZIATI E LA SINDONE

Sindone


Gruppo Regina della Pace e Centro Culturale Rebora

Invitano all’ incontro:

GLI SCIENZIATI E LA SINDONE
Nuove scoperte sul sudario di Cristo

Relatore: prof. Giulio Fanti
professore di misure Meccaniche e Termiche all’Università di Ingegneria di Padova

Introduce p. Mario Pangallo, teologo rosminiano

Giovedì 18 giugno ore 20.30
Sala Filarmonica – Rovereto
 Corso Rosmini, 86 

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Quel filo (inaspettato) tra Rebora e la vita

dalla rivista Tracce
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STRESA
Quel filo (inaspettato) tra Rebora e la vita
12/05/2015 – Tre giorni di studio trasformati in una riconquista. Un gruppo di ragazzi e insegnanti sono andati al Collegio Rosmini per verificare la provocazione di Giussani. Il ritorno? Un’esplosione di interesse. Anche grazie a quel poeta “nuovo”…

stresa

Il Collegio Rosmini di Stresa.
A Stresa, nell’affascinante scenario che offre il Collegio Rosmini, proprio davanti al Lago Maggiore e alle Isole Borromee, un gruppo di studenti di Abbiategrasso e Magenta ha vissuto tre giorni di studio insieme. È stata un’esperienza entusiasmante, come ogni volta in cui si scopre che il cristianesimo risponde ad un bisogno reale, un’urgenza posta dalla vita. È accaduto questo, dal 1 al 3 maggio: lo studio è stata l’occasione per verificare che Cristo, come diceva don Giussani, c’entra con la matematica, con ogni materia scolastica. E c’entra perché è reale. Studiando insieme, imparando gli uni dagli altri, o mettendosi a servizio, come abbiamo fatto noi insegnanti, tutti abbiamo capito un po’ di più che ci interessano lo studio e la realtà perché facciamo esperienza del rapporto con Cristo.

È stato evidente quando ci è accaduto qualcosa che non ci saremmo aspettati. Al Collegio Rosmini è sepolto Clemente Rebora, che trascorse qui gli ultimi e dolorosi anni della sua vita. Non sapevamo che tra i rosminiani vi fosse fratel Ezio Viola, che ha assistito Rebora, e a cui il poeta ha dettato alcune sue poesie. Quando lo abbiamo scoperto siamo andati a cercarlo, e gli abbiamo chiesto di raccontarci. Lui, schivo, all’inizio non avrebbe voluto: più volte ha ripetuto che noi ne sapevamo di più. Ma alla fine, per la nostra insistenza, ha accettato.

Domenica, dopo la messa, siamo andati alla tomba di Rebora: fratel Ezio ci ha raccontato del poeta, ha recitato a memoria Il pioppo, Dall’immagine tesa e Il notturno. E ha ricordato il giorno in cui don Giussani venne a Stresa, nel 1985, a parlare di Rebora e della sua poesia, che amava molto.

Un incontro inaspettato, che ci ha coinvolti e commossi tutti. Gli studenti non avevano mai sentito parlare di Rebora, ma sono rimasti lì ad ascoltare, incollati ad un uomo che testimoniava il valore del cuore dell’uomo. Così, è risultato evidente che non è per un amore alla poesia che ci eravamo messi ad ascoltare, ma per l’esperienza di autenticità della vita che stavamo facendo insieme. Nell’incontro con fratel Ezio Viola è scattata una curiosità, è esploso un interesse perché avevamo messo in gioco la vita. Tanto che l’incontro con fratel Viola è diventato per tutti un riferimento. Questo ci è successo in quei tre giorni: non un particolare gusto letterario, ma il desiderio di gustare tutto della vita.

Gianni, Abbiategrasso

dalla rivista Tracce

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Incontro sull’educazione – LA DOMANDA COME VENTO IMPETUOSO

locandina MAIOLI.cdr

 

La Scuola G. Veronesi e il Centro Culturale Rebora

Propongono: INCONTRO SULL’ EDUCAZIONE
“LA DOMANDA COME EVENTO IMPETUOSO“
Autorevolezza dei genitori e libertà dei figli

Martedì 5 maggio 2015 ad ore 20.30
Rovereto, Sala della Filarmonica Corso Rosmini, 78

Conversazione con  VITTORIA MAIOLI SANESE
Psicologa della coppia e della famiglia

Informazioni:
Segreteria Scuola Veronesi
Telefono 0464/434047
segreteria@scuolaveronesi.it
www.scuolaveronesi.it

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Mostra “Dalla mia vita alla vostra”

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Il Centro Culturale Rebora organizza

“Dalla mia vita alla vostra”

Sabato 28 marzo 2015 
Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
Piazza Rosmini, 5 Rovereto

a partire dalle ore 14.30 nel loggiato
mostra su don Luigi Giussani

Alle ore 19 dello stesso giorno, nella Sala Conferenze
presentazione e visione, del DVD
Don Luigi Giussani. Il pensiero, i discorsi, la fede

Rovereto cultura

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Religiosità e Libertà: impossibile convivenza? Dialogo sui fatti di Parigi

Loc Religiosità febbraio 2015

 

Venerdì 13 febbraio 2015 alle ore 20.30
a Rovereto presso la Sala Fondazione Caritro –Piazza  Rosmini  5
il Centro Culturale Rebora propone l’incontro
con don Vincent Nagle della Fraternità sacerdotale San Carlo dal titolo:

Religiosità e Libertà: impossibile convivenza? Dialogo sui fatti di Parigi



Venerdì 13 febbraio, nell’affollata sala della Fondazione Caritro di Rovereto, si è svolta la conferenza dal titolo “Religiosità e Libertà: impossibile convivenza? Dialogo a partire dai fatti di Parigi”.
E’ intervenuto don Vincent Nagle, missionario della Fraternità Sacerdotale San Carlo Borromeo, che, tra le sue esperienze, vanta anche quelle di docente di inglese in Marocco e parroco in Palestina.
Proprio a partire da questo suo vissuto, don Vincent ha affrontato il tema del rapporto tra libertà e modernità da un lato e religiosità dall’altro.
Nel dialogo col pubblico, che si è mostrato attento e partecipe, don Vincent ha sottolineato che non vi è contrasto tra libertà e religiosità dal momento che il senso religioso è esattamente ciò che accomuna tutti gli uomini, a prescindere dalla cultura o confessione religiosa. Si tratta piuttosto di riscoprire ed educare questa religiosità che caratterizza l’essere umano in quanto tale. Ciò non comporta certo l’assenza di senso critico o la possibilità di dissenso nei confronti di espressioni culturali o religiose che reputiamo “distanti”, ma non impedisce la possibilità di un incontro vero con le persone che le manifestano. Come don Vincent ha efficacemente affermato “posso non apprezzare la religione islamica, ma posso amare i mussulmani”.

 

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Presentazione del libro di A. Savorana VITA DI DON GIUSSANI

LOCANDINE ROVERETO - libro Giussani - bozza 17 11 14

 

il Centro Culturale Rebora
invita all’ l’incontro di presentazione del libro di Alberto Savorana
VITA DI DON GIUSSANI 

Giovedì 8 gennaio 2015 alle ore 20.30
Rovereto presso la Sala Filarmonica – Corso Rosmini , 87
interventi di:

Jesus Carrascosa del consiglio di Presidenza di Comunione e Liberazione.
Mario Cossali Pubblicista, critico d’arte e già vicesindaco di Rovereto
Coordina Marco Cova Comunione e Liberazione Rovereto

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REGOLE E LIBERTA’: IL RISCHIO DI EDUCARE

LuciaRizzi

La Scuola G. Veronesi e il Centro Culturale Rebora

Propongono: INCONTRO SULL’EDUCAZIONE

“REGOLE E LIBERTA’: IL RISCHIO DI EDUCARE“

Giovedì 10 aprile 2014 ad ore 20.30 presso la Sala della Filarmonica (c.so Rosmini)
Relatore dell’incontro sarà l’autrice del libro I Segreti delle Famiglie Felici
Lucia Rizzi

Pedagogista , scrittrice ed interprete del programma televisivo SOS TATA

Informazioni:
Segreteria Scuola Veronesi
Telefono 0464/434047
segreteria@scuolaveronesi.it
www.scuolaveronesi.it

dalla Stampa: Trentino Corriere delle  Alpi 12/4/2104

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Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook

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 la Scuola G. Veronesi e il Centro Culturale Rebora
propongono una conferenza  dal titolo
“TECNOLOGIA E RAPPORTI UMANI NELL’ERA DI FACEBOOK
venerdì 28 febbraio ad ore 20.30 presso la Sala della Filarmonica (c.so Rosmini)
Relatore dell’incontro sarà l’autore del libro Il profumo dei limoni (ed Lindau):
Jonah Lynch
Rettore del Seminario della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo.

Informazioni:
Segreteria Scuola Veronesi
Telefono 0464/434047
segreteria@scuolaveronesi.it
www.scuolaveronesi.it

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I cento anni dei “Frammenti lirici” di Clemente Rebora

I cento anni dei “Frammenti lirici” di Clemente Rebora

(tratto da www.formiche.net)

I cento anni dei "Frammenti lirici" di Clemente Rebora

Un secolo fa, alla fine del giugno 1913, usciva in supplemento all’anticonformistica rivista letteraria “La Voce”, l’opera prima e più importante del poeta milanese Clemente Rebora (1885-1957), i “Frammenti lirici”. Il successo di questi versi intessuti di meditazione, che ispireranno Montale e Ungaretti e faranno pensare a T.S. Eliot, fu immediato. Ne emergeva l’immagine di un uomo incatenato, ma aperto alla Speranza: “Fra catene, libertà mi ride / e vien nell’ore mediocri l’eterno“, scriveva l’allora trentenne Rebora. Non è un caso che, poco dopo questo “exploit”, comincerà per questa grande anima inquieta un cammino di conversione alla Fede cattolica che la porterà nel 1929 a ricevere il sacramento della Cresima dalle mani dell’allora Cardinale arcivescovo di Milano, oggi Beato, Ildefonso Schuster (1880-1954).

DA GARIBALDI A CRISTO

Rebora era nato a Milano, nel 1885, da una laicissima famiglia di origine genovese, il cui padre, che aveva combattuto con Giuseppe Garibaldi a Mentana, si preoccupava costantemente di tenere il ragazzo lontano dall’esperienza religiosa educandolo agli ideali risorgimentali e socialisti, tanto in voga fra la borghesia ambrosiana del tempo. Dopo il liceo, il giovane frequentò la facoltà di medicina a Pavia, comprendendo però ben presto che non si trattava della sua strada. Passò quindi a Lettere, iscrivendosi all’accademia scientifico letteraria di Milano, presso la quale si laurea, intraprendendo con passione l’attività d’insegnante.

LA COLLABORAZIONE CON LA VOCE DI PREZZOLINI

Proprio con articoli di argomento pedagogico cominciò a collaborare alla rivista “La Voce”, fondata a Firenze nel 1908 da Giuseppe Prezzolini (1882-1982) ma, allo scoppio della prima guerra mondiale parte per il fronte del Carso, prima da sergente, poi da ufficiale. Ferito alla tempia dallo scoppio di un granata, ne rimane segnato per tutta la vita e, dopo questa esperienza traumatica, al ritorno alla vita civile si auto-impone un regime molto austero, arrivando persino a devolvere buona parte del suo stipendio a famiglie del popolo e poveri, questi ultimi spesso ospitandoli anche in casa. Nel 1922 pubblicava quindi “I canti anonimi“, nei quali continuava la scoperta dei valori dello Spirito. La sua poesia rispecchiava sempre più l’attesa di “Qualcuno” che, lentamente, cominciava a irrompere nella sua anima. “Sono un cane – scriveva – che fiuta il Divino“.

LA VOCAZIONE AL SACERDOZIO

Cominciò quindi a leggere Dante e Manzoni ma, solo il 1928 fu il suo vero anno di grazia, quello in cui arrivò a riconoscersi ormai alla soglia della Chiesa Cattolica: “Da 20 anni, ho provato tutte le vie, e le ho trovate tutte ingannevoli, all’infuori di quella indicata da Gesù e da Maria“, scrisse in una lettera. Nel marzo del 1930 incontrava i Padri Rosminiani, con i quali iniziava un ritiro di sei mesi a Stresa. Seguì il noviziato a Domodossola. Il 13 maggio 1933, emetteva i primi voti religiosi. Quindi gli studi teologici. Il 19 settembre 1936, il prof. Clemente Rebora era ordinato sacerdote di Cristo da Mons. Raffaele De Giuli (1884-1963), un pastore d’altri tempi che era allora vescovo della diocesi campana di Vallo di Lucania.

LA BIBBIA E IL CREATO

Nella maturità la sua poesia è sempre più affascinata dalla Bibbia, come risulta in particolare dal commento che scrisse al Salmo 104, recentemente citato anche dal presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, il card. Gianfranco Ravasi, nella sua relazione alla 35a Convocazione Nazionale del movimento cattolico “Rinnovamento nello Spirito Santo” (cfr. Il linguaggio dello Spirito, in agenzia Zenit, 2 maggio 2012). Rebora descrive in questo scritto il senso mistico di uno Spirito Divino che abbraccia tutto l’universo e la natura creata. Nella poesia, datata aprile 1953, egli si immagina davanti ad un ramoscello verdeggiante di mandorlo fiorito, vicino ad un fuscello d’erba e, invece di dire che la rugiada che vi si depone è “stillante”, con licenza scrive “stellante”, fondendo l’immagine della natura con quella cosmica e stellare del cielo. Ecco le sue parole: «Ramoscello primaverile, a roselline, in boccio, aperte, fra slanci leggiadri di foglioline, accanto a un tenue fuscello, stellante di candide trine, nel semplice incanto dell’essere, buona bellezza: o Spirito del Signore, che tutto abbracci, e ricrei la faccia della terra, amoroso lavoro il filo d’erba. Il filo d’erba dunque come amoroso lavoro di Dio». Tutto il reale è per Rebora un segno che rimanda ad altro, oltre sé, più in là. Tutto, insomma, è “analogia” che chiede di “tendere a”, ovvero di “ad-tendere”. Come nella mistica classica, il suo incontro con Dio accade al culmine di una lunga salita, dopo aver attraversato la notte oscura dello smarrimento, quando si vede schiacciato da nebbia e disperazione. A salvarlo dallo smarrimento era stato dapprima un richiamo, un indizio: la poesia e il creato.
Come ha scritto monsignor Antonio Livi, già decano della facoltà di Filosofia della Pontificia università lateranense, «Clemente Rebora era poeta prima del suo incontro con la fede cristiana, prima della sua conversione alla vita cristiana, prima della sua vocazione al sacerdozio; prima di tutto questo Rebora era stato un intellettuale, aveva combattuto sui campi di battaglia della prima guerra mondiale, aveva pubblicato le prime raccolte di poesie. La conversione religiosa non fu estranea alla sua personalità di poeta: ritengo anzi chela poesia fu per lui una vera e propria preparatio evangelica, come fu la filosofia platonica per san Giustino martire nel secondo secolo» (A. Livi, Introduzione,in A.a.V.v., La dimensione religiosa della poesia: Clemente Rebora, con un’Appendice col testo raro di Clemente Rebora “La letteratura italiana alla luce della Fede”, Società editrice Dante Alighieri, Roma 1994, p. 3).

LA DAMNATIO MEMORIAE

Alla critica laicista non è piaciuto il Rebora mistico, cattolico, e la sua poesia che si fà preghiera e parola “para-liturgica”. L’esaltazione del laico Rebora è andata quindi di pari passo con la “damnatio memoriae” della produzione poetica del Rebora sacerdote, considerandola meno valida della prima perché cristianamente ispirata. In realtà, il poeta milanese non è stato né il primo né l’ultimo a compiere, da letterato, un simile cammino, anzi. Ha riconosciuto la migliore critica contemporanea: «non è vero che non vi sia un Rebora poeta dopo il suo ingresso in convento. Nonostante che molti siano convinti che la stagione reboriana sia solo quella della poesia deiFrammenti lirici[…] Rebora ha goduto della rivalutazione da parte di Gianfranco Contini e Carlo Bo: la sua venne considerata alla fine come una delle più alte testimonianze della nuova poesia italiana di primo Novecento, una delle più importanti risposte alla magniloquenza dannunziana, ma anche proposta attiva di una lirica capace di leggere profondamente nei cuori in tempesta degli stürmer [espressione in lingua tedesca per dire “irruenti, teste calde”] vociani» (Marco Testi,Quando il conflitto è con sé stesso. Sulla poesia di Clemente Rebora, in Fili d’aquilone. Rivista online d’immagini, idee e PoesiaNumero 10, aprile/giugno 2008).

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