Civitas medievale: la città di Trento dopo il mille
e lo sviluppo dei centri abitati extraurbani
Tra il IX e X secolo andò rafforzandosi il legame del Trentino con il mondo germanico, mentre il vescovo di Trento acquistava sempre più compiti di carattere civile fino alla formazione ufficiale del Principato Vescovile per opera dell’imperatore Enrico II il Santo nell’anno 1004.
La vita cittadina dopo il mille divenne sempre più vivace: il principe vescovo concedeva a privati cittadini il monopolio del commercio del legname e della pece, stabiliva norme precise per lo sfruttamento delle miniere soprattutto di quelle argentifere del monte Calisio, contrattava con i rappresentanti delle varie comunità locali l’uso dei pascoli, dei boschi e della pesca, procedeva alla vendita dei terreni, poneva dazi sulla navigazione lungo i corsi d’acqua, concedeva luoghi ad uso pubblico per fiere, per il mercato cittadino e per le esercitazioni militari dei cittadini.

Schematizzazione in via ipotetica della struttura urbana di Trento alle soglie dell’anno mille
Dopo il mille nelle aree delle varie pievi sorsero dei piccoli centri abitati che si dotarono di chiese dipendenti da quelle pievane, con le quali mantenevano un forte legame, acquisendo però sempre più consistenza e funzioni.
La presenza di Cristo era sempre più sentita dentro la quotidianità della vita come scrive lo storico C. Dawson:
“La filosofia politica medievale era dominata dall’ideale dell’unità. Il genere umano formava una grande società, e soprattutto l’umanità rigenerata, quella porzione che era incorporata nella Chiesa, era unita in virtù della comunione con Cristo suo capo, in forza della sua sottomissione alla legge divina e per mezzo della propria consacrazione a un solo fine trascendente.
Questa unità era costituita da un complesso organismo gerarchico simile ad un corpo con tutti i suoi membri, ciascuno dei quali aveva una funzione vitale da compiere nel proprio posto e con la sua determinata occupazione a beneficio della comunità”.
Dalla fine dell’XI secolo si ebbe un grande risveglio religioso. I laici diedero vita a varie opere, anche nella diocesi tridentina sorsero numerosi piccoli conventi a statuto laicale, spesso misti, che rispondevano al bisogno di ospitalità sui valichi alpini e in località impervie, costituendo luoghi di vitale importanza per i commerci, l’assistenza e la cura dei viaggiatori.
Questi ospizi – ospedali superarono il numero di 50 sul territorio trentino a seguito di una concezione fortemente diffusa nel basso medioevo riguardante la persona del povero come legata direttamente a quella di Cristo.
La grande quantità di ospizi-ospedali presenti sul territorio trentino medievale, che contava meno del 10% della popolazione attuale, testimonia come l’ideale e la prassi della carità cristiana fossero vissuti
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Trento, chiesa di S. Lorenzo con
annesso convento domenicano: giugno 1933, poco prima dell’abbattimento |
La chiesa e il convento di S. Lorenzo a Trento nella piantina del Valvassore (1562) |
Nel secolo XII, a seguito della riforma voluta dal Papa Gregorio VII per affrancare la Chiesa dai potentati laici, il vescovo riformatore Alemanno insediò a Trento i monaci benedettini di Vallalta nel monastero di S. Lorenzo e i canonici regolari agostiniani nel monastero di S. Michele. Si rinnovava così l’ideale di vita comunitaria tra monaci e sacerdoti per lo sviluppo di tutta la comunità diocesana.
I benedettini bonificarono tutto il territorio limitrofo a Trento sulla destra Adige.
All’inizio del XIII secolo, quando il benessere e lo spirito mondano cominciarono ad influenzare anche la Chiesa, introducendo in essa un seme di corruzione, sorse il fenomeno storicamente rilevantissimo degli Ordini Mendicanti: francescani, domenicani, agostiniani, carmelitani.
Come nota lo storico Gonzales:
“I carismi di Domenico, Francesco e degli altri mendicanti, costituirono una risposta tempestiva, un dono singolare, imprevedibile e misterioso di Dio...
La loro vita era così affascinante che subito generava un popolo che li guardava e li seguiva.”
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Affresco dalla Chiesa di S. Lucia di Chizzola
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Nel 1221 giunsero a Trento i primi francescani seguiti in breve dalle clarisse di S. Chiara. Nel 1240 sorse il convento di S. Francesco fuori le mura. Nel 1452 i francescani detti osservanti fondarono quello di S. Bernardino. Contemporaneamente tra i fedeli si diffuse il terz’ordine francescano.
Grandissima fu in Trentino come ovunque, la portata della presenza francescana sia a livello ecclesiale. E’ proverbiale il rapporto di intensa familiarità e condivisione istauratosi nei secoli tra i seguaci di Francesco e la popolazione cittadina e rurale.
I domenicani si insediarono nel 1234 nel monastero di S. Lorenzo e per più di cinque secoli costituirono un importante riferimento culturale e pastorale, mettendo a disposizione dei cittadini una ricca biblioteca e contribuendo alla diffusione del culto mariano e del pensiero di S.Tommaso d’Aquino
Dopo Francescani e Domenicani giunsero a Trento gli Eremiti di Sant’Agostino che nel 1271 edificarono il convento di S. Marco. La regola agostiniana rispondeva all’esigenza di praticare una vita apostolica non strettamente monastica anche se radicalmente vissuta in comunità, in funzione del servizio pastorale nel mondo
Tra i laici nel Medioevo si diffusero a Trento le confraternite e le corporazioni di mestiere.
Le confraternite, si affiancavano alle corporazioni con scopi religiosi e caritativi, ognuna aveva le sue tradizioni, le sue feste, riti religiosi e giocosi, canzoni e insegne... Nelle feste cittadine e nelle processioni solenni, le corporazioni dispiegavano le loro bandiere e ciò dava luogo anche a qualche diritto di precedenza.
Alle corporazioni venivano ammessi tutti i membri di uno stesso mestiere, con una gerarchia che comprendeva dagli apprendisti ai maestri giurati, che formavano il consiglio superiore del mestiere. Esse regolavano minuziosamente le attività, i contratti di lavoro, l’assistenza ai propri membri, la creazione di ospedali, con lo scopo di tutelare la qualità del lavoro e la mutua assistenza.
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Chiesa di Sant’Apollinare riprodotta da Albrecht Dűrer in un acquerello del 1495 (Londra, col. priv.). |
Un fenomeno interessante di quel periodo è quello dei pellegrinaggi. Santiago di Compostella, Roma e Gerusalemme erano le tre grandi mète della cristianità. Il Trentino fu continuamente attraversato da gruppi di pellegrini provenienti dal nord ed anche molti fedeli trentini si misero in cammino verso i luoghi santi.
Gli ordini cavallereschi si prefiggevano come compito di accompagnare i pellegrini in Palestina, proteggerli contro ogni assalto, curarli in caso di malattie, difendere in generale la causa della Terra Santa.
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In seguito cercarono di orientare in senso nobile e costruttivo gli uomini d’arme eredi dei secoli difficili delle seconde invasioni barbariche. Il loro ideale era la difesa della Chiesa, della donna e del povero.
A Trento, l’Ordine dei Cruciferi e l’Ordine Teutonico istituirono e gestirono due ospedali.
Dal XII secolo i vari ordini si occuparono dell’istruzione creando, accanto a quella cattedrale, le scuole monastiche (benedettina, agostiniana, francescana, domenicana).
Se a Trento non fu fondata un’università, il buon livello dello studio domenicano e il diffondersi di maestri privati per le famiglie benestanti portarono ugualmente intelligenza critica e instancabile spirito di ricerca.
Incipit di un trattato del XV sec.: riproduce un ambiente scolastico con il magister, il ripetitore e gli scolari