Itinerario del senso religioso

 

LA GUERRA

(C. CHIEFFO)

 

"Un imprevisto è la sola speranza"

 

Claudio Chieffo descrive in questa bella canzone dei primi anni settanta lo stato d'animo di un uomo che si rende conto dell'inevitabile fallimento di ogni tentativo umano di giungere, con un proprio progetto e con le proprie forze, alla piena realizzazione di se stessi e della società, cioè a ciò che in quel periodo era designato col termine liberazione.

 

Ciò che anzitutto emerge è l’evidenza della distinzione tra il bene e il male: l’uomo desidera il bene, è fatto per esso, non può affermare che il male gli è indifferente. La violenza, l’odio, il vuoto interiore, la falsità, la viltà, la solitudine… tutto ciò contraddice ciò che scolpito nel nostro cuore e nella nostra ragione. Il bene non è qualcosa che decidiamo arbitrariamente noi, ma è qualcosa che corrisponde oggettivamente alla realtà che siamo e che non dipende da noi.

 

Il secondo aspetto che emerge da questa canzone è che non ci si libera da soli, non si supera da soli l'ingiustizia, la violenza, la solitudine, la vigliaccheria... Deve accadere qualcosa d'altro, qualcosa che forse si ha il coraggio di attendere, qualcosa che comunque (il "certo" finale che corregge il "forse") il cuore umano attende. "La possibilità di questo imprevisto è l'estrema punta dell'attesa della saggezza umana, della ragione matura", perché la ragione è il "dinamismo irresistibile nell'io umano verso una presa di coscienza della realtà secondo la totalità dei suoi fattori" (Le mie letture, p. 98).

Come afferma Montale nella sua poesia Prima del viaggio:

Prima del viaggio si scrutano gli orari,

le coincidenze, le soste, le prenotazioni

e le prenotazioni (di camere con bagno

o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);

si consultano

le guide Hachette e quelle dei musei,

si cambiano valute, si dividono

franche da escudos, rubli da copechi;

prima del viaggio s'informa

qualche amico o parente, si controllano

valige e passaporti, si completa

il corredo, si acquista un supplemento

di lamette da barba, eventualmente

si dà un'occhiata al testamento, pura

scaramanzia perché i disastri aerei

in percentuale sono nulla; prima

del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che

il saggio non si muova e che il piacere

di ritornare costi uno sproposito.

E poi si parte e tutto è O.K. e tutto

è per il meglio e inutile.

E ora, che ne sarà

del mio viaggio?

Troppo accuratamente l'ho studiato

senza saperne nulla. Un imprevisto

è la sola speranza. Ma mi dicono

ch'è una stoltezza dirselo[1].

NB: "mi dicono che è una stoltezza dirselo": è la constatazione della censura cui tante volte è sottoposto il cuore dell'uomo, la sua ragione, le sue domande fondamentali. Avere il coraggio di non cedere a questo soffocamento della ragione è la condizione per essere veri con se stessi e con gli altri.

 

 

Nella mia guerra contro la falsità

contro l'ingiustizia, contro la povertà

ho imparato soltanto ad ingannar me stesso

ho imparato soltanto la viltà.

 

La mia terra non l'ho difesa mai

sono fuggito ancora, io fuggo sempre sai.

Ho imparato soltanto ad ingannar me stesso

ho imparato soltanto la viltà.

 

A questo mondo non ci sarà dunque giustizia?

A questo mondo non ci sarà dunque giustizia?

 

Ho trascinato tutti i pensieri miei

nell'illusione di quello che vorrei,

i nemici di un tempo tornano vincitori:

è una guerra perduta per me.

 

Nelle mie mani non è rimasto che

terra bruciata nomi senza perché,

i nemici di un tempo tornano vincitori:

è una guerra perduta per me.

 

Con le mie mani non potrò mai fare giustizia.

Con le mie mani non potrò mai fare giustizia.

 

Ora son solo a ricordare che

mi son perduto quando ho creduto in me:

resta solo il rimpianto di un giorno sprecato

e forse l'attesa di Te,

resta solo il rimpianto di un giorno sprecato

e certo l'attesa di Te.

 

 

 

 

 


 



[1] Poesia citata in  Le mie letture, p. 97