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Settima sinfonia – 2° tempo
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La settima sinfonia di Beethoven nel suo primo tempo da voce in modo formidabile allo stupore e all’attrattiva che l’uomo prova di fronte alla realtà, ma anche al suo dramma di non poter abbracciare la realtà e di non poter realizzare il suo desiderio di comunione piena con l’essere (vedi scheda sul primo tempo di questa sinfonia nel punto 1 del terzo capitolo). Nel secondo tempo questo sentimento drammatico diventa vero e proprio pianto. Un pianto che si sviluppa in un crescendo che via via coinvolge tutta l’orchestra. Ad un certo punto sembra cessare, ma è solo per ricostruire il ricordo di quello che si è perduto. E questo ricordo rilancia il tema del pianto. Questo tema è tuttavia liberatorio: perché si presente che questo pianto è alla fin fine di fronte a qualcuno, qualcuno che ascolta. Non è un pianto inutile se diventa domanda, preghiera. Ne abbiamo un’espressione chiarissima nel salmi: “Ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto…Il Signore ascolta la voce del mio pianto, il
Signore ascolta la mia supplica, il Signore accoglie la mia preghiera” (salmo
6). “Fino a quando Signore nell’anima mia proverò
affanni, tristezza nel cuore ogni momento? Guarda, rispondimi Signore mio
Dio” (salmo 12). “Ascolta la mia voce, Signore, Io grido: abbi
pietà di me! Rispondimi. Di Te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto””
(salmo 26). “Tu vedi l’affanno e il dolore, tutto tu guardi e
prendi nelle tue mani. A Te si abbandona il misero, dell’orfano tu sei il
sostegno” (salmo 9b). “Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato, a
Te ho gridato e Tu mi hai guarito… Alla sera sopraggiunge il pianto e al
mattino ecco la gioia. Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di
sacco in abito di gioia, perché io possa cantare senza posa. Signore mio Dio
ti loderò per sempre” (salmo 29). |
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