|
Lungo la madre Volga
|
Il fiume, la pianura, l’orizzonte impetuoso
vengono descritti con grande forza e profondità di sguardo in questo canto
popolare russo (per il valore dei canti popolari russi e la loro originalità
si veda la scheda precedente di Canta rondinella canta al punto ‘e’).
Questo
sguardo al dinamismo misterioso della realtà si porta alla fine su una
barchetta sperduta sulle acque, segno della posizione vertiginosa dell’uomo
nel cosmo. La realtà pone energicamente all’uomo la domanda decisiva
sull’origine, sul destino, sul significato. La grande distesa della terra attorno al Volga
ha suscitato in molti geni russi questa profondità di sguardo (Dostoevskij,
Ciakovski, Rachmaninov, Solove’v…): affascinante e inquietante nello stesso
tempo (fascinosum et tremendum si è detto riguardo al senso del
sacro). L’uomo è attratto da questa realtà, in cui pure si sente sperduto
come una barchetta nel mare; ma un uomo che rinunciasse a questa dimensione della vita
sarebbe già morto.
|
|
|
Giù
lungo la madre Volga, per le
vaste distese, per le
vaste distese si leva
il maltempo, si leva
il maltempo. Una
bufera minacciosa. Una
bufera minacciosa, minacciosa
e burrascosa. Minacciosa,
burrascosa, tra i
flutti non si vede nulla. Tra i
flutti non si vede nulla, solo
una barchetta mareggia, una
barchetta mareggia, solo le sue vele biancheggiano.
|