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Vi sono esigenze, come abbiamo già visto, che costituiscono la struttura ultima del cuore dell’uomo: l’esigenza della verità, dell’amore vero, della giustizia, delle bellezza... in una parola l’esigenza della felicità. Se non ci fosse una risposta esauriente a queste esigenze, la loro traiettoria verrebbe innaturalmente bloccata: la vita sarebbe, secondo il famoso detto di Shakespeare: “una favola raccontata da un idiota in un accesso di furore”. Guccini in questa famosa canzone si interroga di fronte alla morte di una cara amica in un incidente stradale; sente che l’alternativa è o l’assurdo di una fine che chiude ogni possibilità di compimento del desiderio di felicità che costituisce la vita, oppure l’affermazione di una risposta che realizzi la vita, la faccia continuare, la salvi. Perché di fronte al dramma della morte di un amico non si può negare che quelle esigenze sono la chiave di volta di tutto e che nessuna risposta tiene se non è risposta vera, esauriente, totale ad esse. |
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Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva la dolce estate era già cominciata, vicino a lei sorrideva. Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che t'aspettava. Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano. Non lo sapevi ma cosa hai pensato quando la strada è impazzita quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita. Non lo sapevi ma cosa hai sentito quando lo schianto ti ha uccisa quando anche il cielo di sopra è crollato quando la vita è fuggita. Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte sull'autostrada cercavi la vita ma ti ha incontrato la morte. Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare e soffrire spendere tutti i tuoi giorni passati se presto hai dovuto partire. Voglio però ricordarti com' eri, pensare che ancora vivi voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi. |
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