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Nel 1970 Francesco Guccini, in un momento in cui la protesta giovanile dilagata in tutto il mondo prende decisamente la strada delle ideologie politiche, esce con un Lp che ripropone vigorosamente le grandi domande sulla vita. La canzone qui trascritta non solo dà il titolo a tutto il LP, ma anche ne costituisce nella stesso tempo il pezzo di apertura e di chiusura. Guccini indica così con l’immagine dell’isola non trovata, ma continuamente cercata dagli uomini di tutti i tempi, quella realtà misteriosa cui tutta l’esistenza rimanda e cui il cuore umano anela. E’ l’immagine del Significato Ultimo delle cose. L’ultima strofa, che chiudendo il disco riporta tutto al punto di inizio, cioè alla ricerca dell’isola, è carica di nostalgia per quella realtà che rimane la “bella più di tutte”. Questa nostalgia fortunatamente ha la meglio sullo scetticismo che contraddistingue la parte precedente della canzone. |
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Ma bella più di tutte, l'isola non trovata quella che il Re di Spagna seppe da suo cugino re di Portogallo con firma suggellata da bulla del Pontefice in gotico latino. Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata però quell'isola non c'era e mai nessuno l'ha trovata svanì di prua dalla galea come un'idea. Come una splendida utopia è andata via e non tornerà mai più. Le antiche carte dei corsari, portano un segno misterioso ne parlan piano i marinai con un timor superstizioso nessuno sa se c'è davvero o è un pensiero se a volte il vento ne ha il profumo è come il fumo che non prendi mai. Appare talvolta, avvolta di foschia, magica e bella ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via tingendosi di azzurro, color di lontananza... |
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