Terza tappa: perché la Chiesa

(vedi anche introduzioni e approfondimenti)

 

CAPITOLO 10: I FATTORI COSTITUTIVI DEL FENOMENO CRISTIANO NELLA STORIA

 

 

La continuità di Gesù Cristo: radice della coscienza che la Chiesa ha di sé

 

Per comprendere cosa sia la Chiesa dobbiamo partire dalla sua funzione principale e costitutiva, che è quella di essere la continuità fisica di Cristo dentro la storia. E’ questa la coscienza di sé  con cui la Chiesa si presenta nel mondo.

La Chiesa infatti si pone nella storia anzitutto come rapporto con Cristo vivo. Gli Apostoli dichiarano che stanno insieme perché Cristo è risorto e si rende presente tra loro. Ciò che ci hanno trasmesso è esattamente la testimonianza di un Uomo presente, vivo. Cristo rimane nella storia, nella vita dell’uomo personalmente, realmente, con il volto storico, vivo, della comunità cristiana, della Chiesa.

Il problema della chiesa va visto nella sua continuità di Cristo: è il Signore presente che ancor oggi definisce la realtà della Chiesa. “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

 

Mozart, Messa dell’incoronazione

-          Gloria

-          Credo

Chieffo, Capitano

Chieffo, Giovanni

Golden Gate, Nobody knows

Nino Lindo

Vuestra

 

 

I tre fattori costitutivi

 

Vediamo in sintesi quali sono i tre fattori costitutivi del fatto cristiano, come continuità di Cristo nel tempo e nello spazio, così come fenomenicamente appare nella storia.

Domandiamoci: un contemporaneo della prima comunità cristiana cosa avrebbe potuto osservare in quella comunità, quali elementi avrebbe potuto individuare?

 

1. Una realtà comunitaria sociologicamente identificabile

 

Il fatto cristiano si pone nella storia come comunità. Questo è il primo rilievo che colpisce accostando la vicenda cristiana.

La Chiesa è cominciata così: un gruppo individuabile, fenomeno sociologicamente identificabile, un insieme di persone che si sono legate tra loro.

 

Mahalia Jakson, Walk in Jerusalem

 

Questa dimensione comunitaria è fondamentale nella tradizione ebraica: Israele come popolo di Jahvè.

Gesù porta a compimento questa dimensione: la sua Chiesa è il nuovo popolo di Dio.

 

Haydn, Le sette ultime parole in croce: Mulier, ecce filius tuus

Canto Nigeriano, Ora kene ike Jesu (B.R.Band)

 

E’ una rivoluzione culturale: si supera radicalmente qualunque tipo di qualificazione nativa o “carnale” che può distanziare gli esseri umani. “Non c’è più Giudeo ne Greco; non c’è più schiavo ne libero; non c’è più uomo ne donna; poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. E’ vinta alla radice ogni estraneità tra gli uomini.

 

Rachmaninov, Vespri,

-          Venite adoriamo

-          Benedetto l’uomo

-          Laudate Dominum

-          Benedetto sei Tu, o Signore

 

Si inaugura un nuovo metodo di conoscenza: la verità non è più oggetto di una ricerca intellettuale, ma si comunica attraverso una realtà vivente (testimonianza).

 

Bay Ridge Band, Who stood up for Stephen?

 

 

2. La comunità investita da una “Forza dall’Alto”

 

i primi cristiani hanno espresso nei documenti che della loro vita ci rimangono la ferma persuasione che la realtà del Cristo vivente afferrava la loro vita.

L’idea dominante era che la loro vita era stata mossa e trasformata da una azione superna che veniva indicata come “dono dello Spirito”. Ecco come si esprimeva.

 

(a) Il cambiamento della personalità

Anzitutto avevano la consapevolezza che quel ‘dono dall’Alto’ aveva il potere di cambiare la personalità, di rinnovarla, dando all’uomo un nuovo sentimento e una nuova concezione di sé. Si sentivano personalità differenti nel mondo, nella società, differenti come concezione di sè e come forza comunicativa.

 

Uomini nuovi saremo in te

Golden Gate, Down by the riverside

Elvis Presley, Amazing Grace

Irlandese, The wild rover

Bay Ridge Band, My Father sings to me

 

(b) Tutta la realtà in modo nuovo

Questo cambiamento dava la possibilità ci incominciare a sperimentare la realtà in modo nuovo.

“Caparra dello Spirito”, cioè inizio, pegno o primizia: l’alba di un nuovo mondo.

Gesù assicura che chi lo segue riceve “molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà”.

Ed è proprio la realtà quotidiana a trasformarsi.

 

Cambiar al ombre

Edwin Hawkins, Lay down-Candles in the rain

Freedom

 

(c) La capacità di missione

La capacità di pronunciarsi di fronte al mondo, una forza di testimonianza e di missione.

Il dono dello Spirito comunica un impeto a queste nuove personalità, che rende la loro vita capacità comunicativa della novità che nel mondo Gesù ha portato. Così sia l’individuo sia la comunità si sentono in grado di pronunciarsi di fronte al mondo.

 

Danos un corazon

Hoy arriesgarè

Non nobis

Simon and Garfunkel, Go, tell it on the mountain

Mahalia Jakson, Tell the world about this

 

(d) Il miracolo

E’ il documentarsi della presenza dell’energia di Cristo nella storia.

Così nella comunità cristiana primitiva la potenza divina era spesso segnalata da una esperienza sensibile.

Il prodigio oggi è quello della nostra adesione di uomini alla realtà di quell’Uomo di 2000 anni fa riconosciuto realmente presente dentro il volto della Chiesa. Si rende così sperimentabile all’uomo l’alba di quel mondo nuovo.

 

Branduardi, Il trattato dei miracoli

 

 

3. Un nuovo tipo di vita

 

Non è il fenomeno comunitario come tale a distinguere il fatto cristiano, bensì il fenomeno comunitario assunto e vissuto in un determinato modo. E’ un nuovo tipo di vita che viene chiamato comunione (koinonìa).

Possedevano in comune un’unica ragione di vita, la ragione della vita - cioè Gesù Cristo: “quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1 Gv 1).

Se si ha in comune il senso della vita, si ha in comune tutto della vita. Tutti si riconoscevano legati a quella Presenza che costituiva il senso e il destino della vita di ognuno; e per questo si concepivano essenzialmente legati l’uno all’altro.

 

Chieffo, Splendore del mattino

 

Ora cerchiamo di delineare le connotazioni principali che questa parola “koinonìa” o “comunione” portava con sé.

 

(a) Un ideale etico

I primi cristiani sentono come legge della loro convivenza la tendenza a mettere in comune, a concepire in comune le risorse materiali e spirituali. Né gli apostoli né la tradizione cristiana imposero la comunione dei beni; essa resta tuttavia l’espressione naturale della realtà della fede.

 

Branduardi, Audite poverelle

E la strada si apre

 

(b) Un aspetto ‘istituzionale’

La parola communio o koinonia assume anche una connotazione istituzionale: un fenomeno istituzionale nuovo in seno alla società.

“Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne…”: la Chiesa non è mai esistita senza ruoli oggettivi di conferma o di verifica ultima.

 

(c) Un’espressione rituale

Ciò che caratterizzava la realtà ecclesiale come comunione era il gesto eucaristico, sentito come supremamente espressivo dell’unità della Chiesa come tale.

Veniva chiamato sacramento in latino, mistero in greco: è il mistero in quanto si fa conoscere sensibilmente, sperimentalmente.

 

LA SANTA MESSA in Palestrina-Bach-Haydn-Beethoven-Bruckner-Schubert (esempi)

Simon and Garfunkel, Benedictus

 

(d) Un fattore gerarchico

La comunità dei cristiani non si è dunque mai posta né come un fatto spontaneistico né come aggregazione amorfa: in essa esistono funzioni particolari.

La Chiesa dunque è fondata sugli Apostoli, nel particolare primato di Pietro.

I vescovi, collaboratori e successori degli Apostoli,  avevano una rete di rapporti tra loro attraverso le “lettere di pace-comunione”. Il vescovo di Roma era il perno di tutta una trama di rapporti tra vescovi, e quindi tra comunità.

 

(e) Un fervore di comunicazione, un ideale missionario

La parola koinonia indicava una realtà di vita, un istituto, una societas non chiusa in se stessa, ma potentemente animata da un fervore comunicativo. “Andate: ammaestrate tutte le nazioni”. In pochi decenni abbiamo documentazioni di comunità cristiane sparse un po’ dappertutto nell’impero.

Furono infatti i cristiani tutti insieme che operarono nel mondo e proclamarono il Vangelo di Gesù. Del resto lo scopo  ultimo di Gesù Cristo è raggiungere tutti. L’amore di per sé comunica, mentre l’aridità, la mancanza di amore taglia i ponti con gli altri.

 

Branduardi, Il Sultano di Babilonia

Chieffo, La nave

 

(f) La moralità come dinamismo di un cammino

Le comunità dei cristiani primitivi si definivano comunità di “santi”. Santi cioè protesi verso l’immedesimazione col Dio fatto uomo, verso l’imitazione dell’umanità vera che si è realizzata in Gesù, con tutte le sue energie.

E’ un dinamismo di tensione sorgente dall’appartenenza a Cristo con l’aiuto del Suo Spirito.

Non è quindi contraddittoria all’immagine della comunità di santi quella di una comunità cristiana primitiva che si riconosceva fatta di peccatori: c’è la certezza di un’umanità nuova, quella di Cristo, capace di trasformare qualunque povera umanità.

 

Branduardi, La regola

Chieffo, E’ bella la strada

Bay Ridge Band, Walk Togheter Children