seconda tappa: all’origine della pretesa cristiana(vedi anche introduzioni e approfondimenti) CAPITOLO 7: LA PEDAGOGIA DI GESU’ NEL RIVELARSI
Chi è mai costui? A questa domanda Cristo non ha dato immediatamente risposta compiuta: l’avrebbero giudicato soltanto un pazzo. Per questo Gesù ha usato una intelligente pedagogia nel definirsi: dapprima tradusse in espressioni implicite e concrete quell’idea che alla fine doveva esprimersi apertamente.
Chieffo, Di più Cocagnac, La Samaritane
Le linee essenziali della pedagogia rivelativaq Il maestro da seguire: innanzitutto Gesù chiede che lo si segua.
Mina, Qui presso a te
q La necessità di una rinuncia: via via che il tempo passa Gesù aggrava la sua richiesta e la chiamata a seguirlo è congiunta alla necessità di “rinunciare a se stessi”.
q Di fronte a tutti: Gesù pretendeva che fossero “per Lui” di fronte alla società.
Simon and Garfunkel, You can tell the world Simon and Garfunkel, Go tell it on the mountain
A causa sua: il centro della libertàGesù comincia ad usare insistentemente la formula “a causa mia”: lentamente Gesù colloca la sua persona al centro della affettività e della libertà dell’uomo; si colloca al centro dei rapporti umani più profondi, come nel cuore che gli origina e senza del quale non avrebbero più vita. Ed è qui il punto di partenza dell’ostilità nei suoi confronti: la sua pretesa di significato decisivo. Una figura umana avanza per se stessa la pretesa di possedere un’importanza assoluta per la nostra vita.
Beethoven, Quinta sinfonia, primo tempo
Il momento dell’identificazioneGesù rispose alla grande domanda: “Tu chi sei?” attribuendo a sé gesti e ruoli che gelosamente la tradizione ebraica riservava a Jahvè. Egli così si identificò con Dio. Soprattutto secondo tre flessioni:
q L’origine della legge. Era inaudito sentirlo ripetere: “E’ stato detto… ma io vi dico…”: Gesù modifica ciò che per il fariseo rappresentava il divino comunicato all’uomo, identificando se stesso con la fonte della legge.
q Il potere di rimettere i peccati. L’inaudita libertà con cui Gesù si presentava solleva una domanda: “con quale autorità fai tu codeste cose?” (Mc 11).
Cocagnac, Le fils prodigue
q L’identificazione con il principio etico. Nel racconto del giudizio finale (Mt 25) si afferma che se una azione dell’uomo è buona è per Lui ed è cattiva perché esclude Lui: Lui è il bene e non essere con Lui è male. E’ l’affermazione più potente della coscienza che Cristo aveva della sua identità con il divino, perché il criterio del bene e del male coincide con il principio delle cose.
Mozart, Requiem: - Rex tremendae - Confutatis maledictis - Lacrymosa
Verso la dichiarazione esplicitaAgli ultimi tempi Cristo finalemente si presenta come Dio in modo aperto. E questo soltanto allora quando le coscienze attorno a Lui avevano già assunto posizioni decise nei suoi confronti. Vediamo ora tre momenti caratteristici in cui l’esplicitezza di Gesù si palesa.
a) Il primo affiorare di una esplicitezzaGesù prende addirittura l’iniziativa di attaccare i farisei sul fronte della loro più alta competenza: l’interpretazione delle Scritture. “Se Davide chiama il Messia come ‘Signore’, come può essere suo figlio?”: nessuno era in grado di rispondergli nulla (Mt 22). Gesù fa capire che il Messia, il Cristo, ha una natura divina.
Cocagnac, Chant de penitence
b) Un contenuto di sfidaGesù si rivolge ai giudei che lo seguivano con un dialogo drammatico riportato in Gv 8. Parla e discute nella coscienza della sua totale unità con Dio: “Se sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi… Se uno osserva la mia parola non vedrà mai la morte”. La reazione dei giudei è violenta: “Ma tu chi pretendi di essere?”. Gesù spinge al massimo la sua provocazione: “Prima che Abramo fosse, Io sono”.
Dylan, In the garden
c) La dichiarazione conclusivaGesù viene portato davanti al Sinedrio. Caifa: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. Gesù: “Tu l’hai detto, anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo” (Mt 26). Le autorità religiose del tempo riconoscevano in quella frase una identificazione col divino che giustificava l’accusa di bestemmia (così come fu esplicitata al governatore romano: “Perché s’è fatto Figlio di Dio”, Gv 19).
Bach, Passione secondo Matteo Dylan, Were you there? Edwin Hawkins, Happy Day
La discrezione della libertà Il problema cristiano si pone semplicemente come un fatto: o ci si trova davanti ad una follia o quell’uomo, che dice di essere Dio, è Dio. E’ un’alternativa in cui penetra più che in altra occasione la decisione della libertà: se cioè essa è aperta o chiusa di fronte al mistero dell’essere.
Haydn, Le sette ultime parole: Pater, dimitte illis, quia nesciunt
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