SECONDA TAPPA: ALL’ORIGINE DELLA PRETESA CRISTIANA

(vedi anche introduzioni e approfondimenti)

CAPITOLO 6 – COME SI E’ POSTO NELLA STORIA IL PROBLEMA CRISTIANO

 

Noi disponiamo di un documento storico che è arrivato fino a noi a mostrarci come per la prima volta sia sorto il problema: i Vangeli.

Si tratta del racconto di fatti accaduti, consegnatici dal ricordo di testimoni mossi dall’urgenza e dall’imperativo di farne conoscere la portata ai singoli e all’umanità.

Per comprendere dobbiamo metterci di fronte al dato così come emerge: memoria ed annuncio. Occorre affrontarlo globalmente e domandarsi: “E’ possibile? E’ convincente?”. Ma nessun contatto potrà avvenire se non si è disposti a farsi provocare dalla totalità di quel fatto: “Se fin dall’inizio vengono operati dei tagli nel Vangelo, il fenomeno non resta integro ed è già divenuto incomprensibile” (Von Balthasar).

“L’oggetto della mia fede non consiste in una lista di verità, intelligibili o non… E’ l’abbraccio di una persona vivente, la realtà di un essere personale e vivente” (De Lubac).

 

Handel, Il Messia

Bach, La passione secondo Matteo

Bach, La passione secondo Giovanni

Haydn, Le sette parole di Cristo in croce

 

Come potremo dunque afferrare il fatto di Cristo per valutarne poi la pretesa? Cominciando a precorrerne la memoria e l’annuncio che di Lui fanno coloro che ne sono già stati afferrati. Cominceremo allora con l’affrontare la compagnia dei primi che lo hanno incontrato.

 

Quale è allora il punto da cui partire? Nel Vangelo di Giovanni c’è una pagina in cui è trascritto ciò che potremmo chiamare il primo istante, il primo sussulto del problema di Cristo come si è posto nella storia. Riporta la memoria di un uomo che ha trattenuto tutta la vita negli occhi e nel cuore l’istante in cui la sua esistenza è stata investita da una presenza e capovolta. Racconta l’incontro dei primi discepoli con Gesù: Giovanni, Andrea, Simon Pietro, Filippo, Natanaele… Occorre ora seguire lo sviluppo di questo incontro e di questa prima percezione.

 

Chieffo, Di più

 

Dopo il primo incontro il Vangelo di Giovanni riporta il miracolo delle nozze di Canan: inizia così una progressiva autorivelazione di Gesù. Parallelamente a questa nei discepoli si sviluppa una progressiva convinzione e certezza. Seguiamo la traiettoria di questa convinzione.

 

La scoperta di un uomo senza paragone.

I miracoli.

Proviamo a pensare ad un gruppetto di persone che per settimane, mesi, anni, hanno visto tutti i giorni cose come i miracoli narrati dai Vangeli. Assistono quotidianamente e sempre di più alla eccezionalità, alla esorbitanza di quella personalità.

Intelligenza e dialettica

“Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio…” (Mt. 22); “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra” (Gv. 8): emerge una intelligenza, una dialettica imbattibile, tanto che era quasi uno spettacolo assistere alle sue diatribe con i farisei.

Lo sguardo rivelatore

Il miracolo più grande non era il suo dominio sulla natura o la sua intelligenza: era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre. Non c’è nulla che convinca l’uomo come uno sguardo che afferri e riconosca ciò che esso è, che scopra l’uomo a sé stesso. Esempi: la samaritana (GV. 4), Matteo il gabelliere (Mc. 2), Zaccheo (Lc. 5).

 

Cocagnac, La femme adultere

Cocagnac, Zachee

Bay Ridge Band, The things that I see

Mahalia Jakson, What manner of man is this

Mahalia Jakson, He calmed the ocean

Jesus met the woman

 

Il potere e la bontà.

In Gesù i sui testimoni hanno potuto vedere quello sguardo non solo potente, prodigioso, non solo intelligente, non solo captante, ma  buono. La vedova di Nain, l’attenzione per i bambini, l’accoglienza di tutti e la guarigione di tutti gli ammalati, il superamento di ogni schema e il perdono della peccatrice, la commozione per la morte di Lazzaro e per Gerusalemme…

 

Mnogaja Leta, Blind Barnabus

 

Il sorgere di una domanda e l’irrompere di una certezza.

Gesù appare in ogni circostanza un essere superiore ad ogni alto; c’è in lui qualcosa, un “mistero”, perché non si è mai incontrata una tale saggezza, un tale ascendente, un tale potere, una tale bontà. Nasceva spontanea una domanda paradossale: ”Chi è?”.

Questa domanda mostra che ciò che Egli sia in realtà non lo si potrebbe dire da soli. Così si domanda a lui che Egli sia. La sua risposta suscita negli amici una chiarificazione, nei nemici un odio più profondo.

Un episodio significativo di questa dinamica è in Gv. 6: “voi mi cercate perché vi ho dato del pane, ma io vi darò la mia carne da mangiare e il mio sangue da bere”; la gente comincia a dire che è pazzo e se ne va; e Gesù ai discepoli: “Volete andarvene anche voi?”; la risposta di Pietro: “Signore, anche noi non comprendiamo quello che dici; ma se andiamo via da te, da chi andiamo? Tu solo hai parole che spiegano, che danno senso alla vita”.

 

Irlandese, I wonder

Irlandese, The wind in the willows

My song is love unknown

 

Un caso di certezza morale.

L’atteggiamento di Pietro è profondamente ragionevole: sulla base della convivenza con l’eccezionalità dell’essere e degli atteggiamenti di Gesù quel gruppetto non poteva non affidarsi alle sue parole: “Se non posso credere a quest’uomo, non posso credere neanche ai mie occhi”.

 

Dylan, Saved

Dylan, Saving Grace

Dylan, What can I do for You

Mina, Dulcis Christe