PRIMA TAPPA: IL SENSO RELIGIOSO

(vedi anche introduzioni e approfondimenti)

CAPITOLO 3 – ITINERARIO DEL SENSO RELIGIOSO

 

COME SI DESTANO LE DOMANDE ULTIME

C’è un itinerario in cinque tappe attraverso le quali ciascuno di noi prende coscienza della domanda che lo costituisce e del suo contenuto.

 

Lo stupore della presenza. Anzitutto noi siamo colpiti dall’esistenza della realtà: è una presenza, un dato. E genera uno stupore e una attattiva.

 

Beethoven, Settima sinfonia, 1° tempo con diapositive di paesaggi naturali

Branduardi, Il Cantico delle creature

Jovannotti, E’ per te tutto quello che c’è

 

La realtà come cosmo. La realtà non solo esiste, ma è ordinata, disposta secondo un disegno complesso e razionale.

 

Beethoven, Sesta

Denver, Calypso

Denver, Dancing with the mountains

Trentino, A la matina

 

Realtà provvidenziale. Il mondo ci appare come una realtà che ci può essere favorevole, strutturata in modo da rendere possibile e affascinante la nostra esistenza.

 

Queen, Miracle

 

L’io dipendente. L’evidenza più grande e profonda che percepisco in questo momento è che io non mi faccio da me, non sto facendomi da me. Non mi do l’essere, non mi do la realtà che sono, sono ‘dato’. Dipendo da ‘altro da me’, sono fatto da altro: io sono “tu-che-mi-fai”. E questo “Tu-che-mi-fai” è quello che la tradizione religiosa chiama “Dio”. L’uomo cosciente di se fino in fondo si imbatte in un Altro.

 

Beethoven, Inno alla gioia (sinfonia nona, 4° tempo)

John Coltrane, Living space

Mahalia Jakson, Then the answer came

Chieffo, Padre

 

La legge del cuore. Dentro di me c’è una ‘legge’ che mi dice ‘questo è bene, questo è male’. E’ la coscienza di qualcosa cui non si può rifiutare l’omaggio della ragione. E’ un fatto che si impone e interpella la mia libertà. E’ come la voce di un ‘altro’.

 

Chieffo, La guerra

 

Analogia. La formula dell’itinerario al significato ultimo della realtà è quella di vivere sempre intensamente il reale senza preclusioni, cioè senza rinnegare o dimenticare nulla. Contro la mentalità positivista che tenta di soffocare l’impeto alla totalità del reale. Perché il reale è come una analogia: è come una parola (logos) che rimanda più in là (ana).

 

Schubert, Sinfonia incompiuta (n.8)

Pink Floyd, vari brani

 

ESPERIENZA DEL SEGNO

Il reale mi sollecita a cercare qualcosa d’altro, oltre quello che immediatamente mi appare. Il reale è una provocazione.

 

Louis Armstrong, What a wonderful world

 

La realtà funziona dunque come un segno: qualcosa di reale che rimanda ad un'altra realtà. Esso è anche il metodo normale dei rapporti tra noi uomini.

 

Presley, Somebody bigger than you and I

Popolare, Luntane, cchiù luntane

Trentino, La ceseta de Transacqua

Popolare, Lu Gran Sassu

He’s got the wohle world in His hands

 

Negare questo rimando ad altro o negare l’esistenza di ciò che esercita attraverso la realtà il richiamo non sarebbe razionale. Non sarebbe umano affrontare la realtà del mondo arrestando la capacità umana di addentrarsi alla ricerca d’altro (atteggiamento positivista).

 

Bon Jovi, Keep the faith

Bon Jovi, I belive

Big Ridge Band, The things that I see

Dylan, All along the watchtower

 

La natura dell’impatto dell’uomo col reale è caratterizzata dunque dal presentimento o ricerca d’altro. La documentazione sperimentale di questo fenomeno è data dal carattere esigenziale della vita: l’esigenza di verità, di giustizia, di felicità, di amore…

 

Chieffo, Ballata dell’amore vero

Chieffo, Argento

Battisti, Un’avventura

Battisti, Non è Francesca

Sognando California

Irlandese, I tell me Ma

Spagnolo, Cielito lindo

Friulano, Al cjante il gjal

The foggy dew

 

Il mondo, in quanto segno, ‘dimostra’ qualcosa d’Altro, dimostra ‘Dio’, come un segno dimostra ciò di cui è segno. L’uomo mai sperimenta un’esperienza di pienezza come di fronte ad un ‘tu’. Per questo la parola più semplice e concreta per designare il mistero ultimo è proprio ‘Tu’. Il ‘tu’ è il ‘segno supremo’.

 

Bruch, Concerto per violino e orchestra

Mascagni, Il mio volto

Battiato, E ti vengo a cercare

Battisti, Acqua azzurra

Battisti, Io vivrò senza te?

Battisti, E penso a te

Denver, Annie’song

Napoletano, O surdato’nnamurato

 

La ragione è esigenza di spiegazione adeguata, totale dell’esistenza. Questa spiegazione non la può trovare dentro l’orizzonte della sua esperienza di vita. Il vertice della conquista della ragione è la percezione di un esistente ignoto, irraggiungibile, cui tutto il movimento dell’uomo è destinato, perché anche ne dipende. E’ l’idea di ‘mistero’. Il mistero non è un limite alla ragione, ma è la scoperta più grande cui può arrivare la ragione.

 

Ruggeri, Mistero

Chieffo, Canzone del Destino

 

I termini con cui la tradizione religiosa autentica ha parlato di Dio sono tutti termini cosiddetti ‘negativi’: in-finito, im-menso (non misurabile), in-effabile (non si può dire). Sono parole che non definiscono quindi il Mistero, ma sono come aperture verso esso.

 

 

L’AVVENTURA DELL’INTERPRETAZIONE

Il raggiungimento del destino (cioè del Mistero) deve essere libero. Altrimenti non sarebbe umano. Quindi la libertà deve giocare anche nella scoperta di esso. Allora vuol dire che riconoscere Dio è un problema anche di libertà. E’ un problema di opzione: o vai di fronte alla realtà spalancato, con gli occhi sgranati di un bambino, lealmente e allora abbracci tutta la sua presenza ospitandone anche il senso; oppure ti metti di fronte alla realtà difendendoti, trincerandoti in misure preconcette. Questa è la scelta profonda che operiamo quotidianamente di fronte ad ogni circostanza.

Il mondo è come una ‘parabola’: mentre svela, vela. La libertà si gioca nell’interpretazione del segno. Chi non vuole vedere, può non vedere.

 

Chaikowskij, Sinfonia n.6

Cementano, Pregherò

 

EDUCAZIONE ALLA LIBERTA’

Se la realtà chiama l’uomo a qualcosa d’altro, educazione alla libertà è eguale a educazione alla responsabilità, cioè alla volontà di rispondere a ciò che chiama. Quindi educazione all’attenzione e alla accettazione.

 

Chieffo, Canzone per Francesco

 

Occorre educare all’atteggiamento giusto di fronte alla realtà, cioè a quello originale in cui la natura formula l’uomo: l’attesa come domanda. Come curiosità e ricerca. La cosa più terribile è porsi di fronte alla realtà negativamente o sospensivamente: non ci si muove più.

 

Chieffo, E’ bella la strada

 

E’ qui che sorge l’esperienza del rischio.  Il rischio non è un gesto o una azione che non abbia ragioni adeguate. E’ piuttosto la percezione di una difficoltà della volontà: la fatica di aderire all’essere riconosciuto dalla ragione. E’ come una spaccatura tra ragione e volontà-affettività.

Che cosa permette di superare l’esperienza del rischio? Non lo sforzo individuale esasperato, ma il fenomeno comunitario: non sostituisce la libertà, ma le conferisce l’energia necessaria. La comunità è la condizione perché il seme umano di il suo frutto.

 

Rachmaninov, Concerto per piano n. 2 (sulla comunità-popolo)

Beethoven, Concerto per violino-orchestra op.61, primo tempo

Gaber, Canzone dell’appartenenza