Una mostra da vedere
Alcuni soci e amici del Cento Culturale Rebora dopo aver visitato la mostra “Bizantini, Croati, Carolingi – Alba e tramonto di regni e imperi” a Brescia,ci hanno scritto alcune impressioni e riflessioni.
Christopher Dawson, uno dei maggiori storici della cultura e della religione, nel suo interessante volume intitolato “Il cristianesimo e la formazione della civiltà occidentale”, si chiede ad un certo punto: “Perché tra le civiltà mondiali solo l’Europa è continuamente agitata e trasformata da un’energia d’inquietudine spirituale che non vuole accontentarsi della legge immutabile delle tradizioni sociali che regge le civiltà orientali?” ed arriva a dare questa risposta: “Perché il suo ideale religioso è quello di adorare non una perfezione senza età e senza mutamento, ma un valore spirituale che tende ad incorporarsi all’umanità per trasformare il mondo”.
Visitando la mostra esposta presso il complesso monastero di S. Giulia a Brescia ci è sembrato di poter contemplare alcune testimonianze di questo.
1) I numerosi reperti esposti, molti dei quali di eccezionale valore, guidando i visitatori ad una più profonda conoscenza dell’arte sacra del periodo carolingio, li aiutano a comprendere la storia dello sviluppo delle comunità cristiane,
Osservando gli edifici, gli arredi sacri (la chiesa ricostruita a pezzi), i reliquiari, ecc., è possibile intuire alcune dimensioni ed espressioni della fede delle comunità che le hanno realizzate e comprendere il valore ed il significato che le reliquie avevano come segni della presenza viva di Cristo salvatore nelle persone dei santi e dei martiri, che avevano portato l’annuncio e educato alla fede quei popoli.
La presenza delle reliquie era un elemento vivificatore della fede e quindi di vita nuova, per questo esse venivano portate dai missionari dove andavano a fondare nuove comunità.
2. Colpisce come il desiderio di comunicare la storia della salvezza rendesse (e renda tuttora) capaci di creare cose belle, in una molteplicità di forme, che sono diventate a loro volta segni-testimonianze, soprattutto se si considera che erano realizzate in ambienti culturalmente poco sviluppati.
3. La bellezza pur assumendo forme diverse a seconda dei luoghi e dei tempi, purificando ed esaltando gli stili, le preferenze e le sensibilità delle diverse epoche e culture, ha riscoperto e dato compimento, significato definitivo a simboli che esprimevano le aspirazioni e le domande fondamentali dell’uomo.
4. In ogni epoca si sono avuti santi, comunità cristiane capaci di costruire piccoli frammenti di nuova umanità: questa mostra è la testimonianza storica di come questo sia accaduto in un periodo difficilissimo della storia europea; nonostante ciò, purtroppo, non sia riconosciuto o, peggio ancora, sia negato dai testi più diffusi.
Ricordiamo che la mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2002.